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Supporto respiratorio: i dispositivi CPAP, BiPAP e i concentratori di ossigeno

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Esistono moltissime condizioni patologiche che hanno tra le loro conseguenze una difficoltà respiratoria più o meno accentuata. A seconda dei casi, il problema può essere temporaneo, sporadico oppure continuo; esistono infatti patologie a carattere acuto e a carattere cronico.

In un certo numero di casi, a seconda del tipo e della gravità, la malattia può essere trattata esclusivamente ricorrendo a terapie farmacologiche, in altri casi è necessario combinare sia gli interventi farmacologici che la chirurgia. In altri casi ancora esiste la necessità di ricorrere ad apparecchiature medicali che forniscono un supporto respiratorio.

Ne esistono vari tipi; fra questi si ricordano principalmente i dispositivi CPAP, quelli BiPAP e i concentratori di ossigeno come per esempio quelli proposti da Respiraire, un’azienda che opera nell’ambito della diagnosi e della terapia ventilatoria dei disturbi respiratori del sonno, in particolare l’OSAS (la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno) e dei supporti tecnologici relativi all’ossigenoterapia (terapia basata sulla somministrazione di ossigeno).

Cerchiamo quindi di saperne di più su queste apparecchiature che risultano oggi fondamentali nell’ambito della terapia di diverse malattie respiratorie e non; esistono infatti diverse patologie non respiratorie, ma che sono causa di problemi respiratori, come per esempio alcune malattie neurologiche quali SLA e sclerosi multipla.

I dispositivi CPAP e BiPAP

I dispositivi CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) e BiPAP (Bilevel Positive Airway Pressure) sono apparecchiature medicali che vengono utilizzate per fornire supporto respiratorio a pazienti affetti da condizioni patologiche che determinano un livello più o meno accentuato di compromissione della respirazione. Il funzionamento dei dispositivi CPAP e BIPAP è piuttosto simile, ma differiscono per la modalità di erogazione dell’aria (un livello continuo di pressione dell’aria nel caso della CPAP e due livelli di pressione nel caso della BiPAP).

Questi dispositivi possono essere utilizzati anche per la terapia domiciliare; in questo caso, molto spesso la prima opzione è la CPAP, ma qualora questa si rivelasse insufficiente è possibile il ricorso alla BiPAP.

È comunque sempre il medico curante o lo specialista pneumologo a stabilire quale sia l’approccio terapeutico più opportuno.

Fra le condizioni patologiche trattate si ricordano principalmente la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, la polmonite, la sindrome obesità-ipoventilazione e le malattie neurologiche che determinano difficoltà respiratorie (SLA, morbo di Parkinson ecc.).

Il tipo di apparecchio e il tipo di maschera e i livelli di concentrazione e di intensità di flusso dell’ossigeno sono di competenza del medico o dello specialista pneumologo.

I concentratori di ossigeno

I concentratori di ossigeno sono dispositivi medicali per l’ossigenoterapia in grado di estrarre l’ossigeno contenuto nell’aria dell’ambiente; l’ossigeno estratto viene quindi convogliato in un serbatoio e da qui, attraverso una cannula o una maschera, viene somministrato al paziente.

I primi concentratori di ossigeno erano particolarmente ingombranti e pesanti e costringevano il paziente a limitazioni di non poco conto in quanto egli doveva effettuare il trattamento in casa o in un’altra struttura. Da alcuni anni, fortunatamente, sono disponibili concentratori di ossigeno portatili piuttosto leggeri e poco ingombranti che non limitano il paziente nelle sue attività e nei suoi spostamenti quotidiani. Questa evoluzione tecnologica ha rappresentato un notevole passo in avanti per quanto riguarda la qualità di vita dei pazienti.

Fra le varie patologie trattate con l’ossigenoterapia si ricordano, oltre a quelle già citate in precedenza parlando di CPAP e BiPAP, anche la fibrosi cistica, l’enfisema polmonare e l’insufficienza cardiaca grave.

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